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9 avril

Il mio Dono

Vano si fa ogni tuo tormento
sì come un fiore ch'al mondo s'apre
le foglie stendi con dolce lamento:
l'aria t'invade d'un sentore acre.

Di ogni carenza non ti curare
l'astrale corpo decisa difendi
l'anima, i sensi devi parare
da chi non ama ch'all'Amore tendi.

L'amor d'amore muore, amore,
se con l'inganno la meta taci
e il carro su per strade logore

induci, amore, mostrati pura!
amor che ama vive, e libero
cresce nel petto come gioia d'esser. 
2 juillet

pensieri

Le leggi della fisica sono qualcosa di straordinario. Rappresentano le regole di comportamento degli oggetti o corpi materiali. Un oggetto di massa maggiore attrae uno di massa inferiore. Per esempio, il sole attrae la terra. Ma ciò non è necessario. Voglio dire che non è un qualcosa di assolutamente necessario, potrebbe anche non essere così. Nel senso che queste regole avrebbero potuto essere anche differenti.
E' come quando si crea un gioco e con esso delle regole di gioco. Quelle regole non sono necessarie, si potrebbe anche optare per delle regole differenti e creare, quindi, un gioco diverso.
Ma c'è qualcosa che è ancora più straordinario: quelle leggi fisiche non stanno scritte in nessun angolo del cosmo. Chi comanda ai corpi di comportarsi in una certa maniera, di muoversi ed accelerare in un'altra maniera? Non è solo una questione di magnetismo e gravità, o lo è solo in parte.
I nostri sensi ci conducono a confondere le conseguenze con le cause. Quello che percepiamo è cio che di più vicino a noi abbiamo, anche temporalmente. Quello che di più immediato è a noi, è certamente il risultato di un succedersi che non abbiamo avuto modo di seguire e percepire. Quando vediamo la punta di un iceberg, percepiamo quel lato di una faccenda che è più vicina alla nostra condizione di esseri umani, di microbi in questo universo.
Cosa ci celano le leggi fisiche?
Magari un movimento logico e predeterminato di una coscienza cosmica, anima di tutto ciò che ci circonda?
Magari le leggi fisiche sono, rispetto a ciò che vi si cela dietro, come la pioggia che cade dal cielo: il risultato e la reazione, forse l'espressione stessa, della natura propria e intima delle cose.
Tutto ciò che a noi si manifesta potrebbe non essere affatto come noi lo percepiamo, ed infatti non tutti gli esseri viventi vedono, toccano, annusano e ascoltano alla stessa maniera. Così come è vero che ci sono frequenze di percezione che la nostra natura fisica e percettiva non raggiunge. Allora potrebbe anche essere vero che i nostri sensi intercettano ciò che è a noi esterno e ce lo traduca nella maniera con la quale lo conosciamo. A dimostrazione di questo si può usare l'esempio dei colori. I colori non esistono, sono frequenze di luce; nè i colori sono una proprietà appartenente oggetti che noi percepiamo colorati in una certa maniera. Gli oggetti hanno solo la capacità di assorbire una frequenza di luce e respingerne altre: le frequenze di luce respinte dall'oggetto sono quelle che arrivano a noi, che attribuiamo il colore corrispondente a quelle frequenze e a quell'oggetto.
Cosa permette all'oggetto di intercettare delle frequenze di luce? E se l'oggetto non fosse semplicemente un ogetto ma un campo magnetico ed energetico che assorbe delle energie di una certa carica e frequenza? La meccanica quantistica c'insegna che quelle particelle che formano gli elettroni, i neutroni e i protoni di ogni atomo possono essere oltre che corpuscoli anche delle onde. Gli oggetti, e non solo, potrebbero eavere quindi una natura diversa da quella che i nostri sensi ci regalano.
Tutto ciò che ci circonda potrebbe essere un insieme di molecole che vibrano in maniera differente, anche gli spazi che ci separano dagli oggetti. Un tutt'Uno che vibra. Un tutt'Uno composto da una quantità infinitamente grande di particelle, ognuna delle quali vibra ad una certa frequenza. Un certo numero di particelle che vibrano in maniera simile, e vicine tra loro, potrebbero formare un oggetto, un albero, una qualsiasi cosa. Ma non è detto che queste particelle vibrino alla stessa frequenza, perchè la pietra come l'albero sono formati da elementi chimici diversi tra loro, non da un unico elemento. Il denominatore comune tra queste particelle che formano un oggetto potrebbe essere la coscienza. La coscienza pietra, la coscienza albero, la coscienza acqua. Ma la coscienza è esterna alle particelle, come potrebbe esserlo un'anima incarnata in un corpo, oppure è la natura pura e reale delle particelle, nel senso che le particelle sono la manifestazione fisica della coscienza? (energia pura e vibrante fuori dai limiti e dalla dimesione spazio-temporale percepibile da noi in quanto coscienza nella dimensione "spirituale").
Immaginate questi gruppi di particelle di coscienza, che percepiamo come unità-oggetti, in continuo cambiamento, ed evoluzione, in quanto a contatto con altri gruppi particelle-coscienza. Paragonateli a un individuo che si risveglia dal sonno e lentamente apre gli occhi. Nel paragone attribuite all'azione dell'apertura degli occhi un arco di tempo di 200.000 o 1 milione di anni. Così la pietra diventa polvere, la polvere diventa erba, l'erba diventa pianta, poi albero, frutto, poi verme, poi insetto, poi rettile, poi mammifero, poi uomo, poi....
Questo presuppone che la coscienza sia separata dalle particelle, a meno che le particelle non abbiano la capacità di scomporsi grazie al salto evolutivo effettuato nel corso di una singola vita. Per esempio gli elementi di carbonio del corpo di un qualsiasi animale, al termine della sua vita, grazie al salto evolutivo da lui effettuato in quanto coscienza, potrebbero avere assunto una frequenza vibratoria differente. Di conseguenza gli elementi carbonio si scompongono per ricomporsi in elementi chimici diversi. Non è impossibile. Chi segue l'esistenza di quelle molecole e provare che restano intatte, del resto una fusione e scomposizione degli atomi viene sperimentata oggi dai fisici ed era stata profetizzata dagli alchimisti di un tempo.
In questa maniera la coscienza potrebbe prepararsi ad una nuova vita, sotto una veste materiale diversa. E' altresì vero che il passaggio da una vita da trota ad una vita da mucca o elefante comporta una maggiore quantità di molecole e, in minima parte, anche di composizione chimica diversa. Inoltre in un essere vivente avviene un frequente mutamento della sua composizione chimica. Molte delle cellule dopo un certo periodo di tempo muoiono e immagino siano scartate dall'organismo, mentre altre estranee si aggiungono al corpo attraverso al cibo.
Ciò ci porta a distinguere le particelle dalla coscienza degli esseri viventi. La coscienza non può perdere parte di sè ed inglobare coscienza estranea in sè.
Quindi la distinzione ora è da farsi tra Coscienza universale o Cosmica e coscienza individuale. La Coscienza Universale è quel Tutto che lentamente evolve e che si manifesta materialmente attraverso le particelle. La coscienza individuale è la coscienza dell'essere vivente, è la coscienza che si manifesta come principio vitale degli esseri viventi. E' ciò che accompagna gli esseri viventi nel susseguirsi delle loro vite e della loro evoluzione. La coscienza individuale è ciò che alcuni chiamano anima, è ciò che emana il pensiero. E' la natura essenziale degli esseri viventi, tutti; è una nube che vibra. E' lo strumento che potrebbe permettere di percepire la Coscienza Cosmica, il Divino. E' come la scintilla che si stacca dal fuoco: si stacca dalla Coscienza Cosmica quando questa è pronta per partoriee un essere vivente. E da un essere vivente la coscienza individuale continua il suo lento risveglio fino a diventare perfetta come il Cosmico. E la scintilla lenta torna fuoco.
 
accetto critiche costruttive su su ciò che scritto, critiche distruttive sulla mia mente. M'interessano critiche soprattutto sui passaggi logici tnx ;)
18 juin

www.loscarabeo.ilcannocchiale.it

recensione da www.autoriemergenti.it

dal sito www.autoriemergenti.it

Pochi giorni fa, Francesco Scatigno, che non conosco di persona, mi ha contattato via email.
E' una cosa che mi fa molto piacere, lo scambio che si viene a creare grazie al sito web.
Francesco ha pubblicato un racconto:

LO SCARABEO

In poche parole, mi ha inviato il suo racconto chiedendomi, se possibile, di averne una recensione.
E' una cosa che mi ha fatto molto piacere, non so quanto la mia opinione possa contare, ma scrivo volentieri ciò che penso riguardo il racconto.

E' un viaggio interiore quello di Rebecca, la protagonista, che attraversa un periodo molto particolare della sua vita, un momento al quale è ben difficile trovare un perchè.
Ma è proprio nei momenti più difficili in cui è necessario trovare le motivazioni, cercare, pur sforzandosi, di dare un senso a ciò che di contrario accade.
Un racconto dove la protagonista vive in maniera molto intima, personalissima e mai banale, la situazione che, suo malgrado, le tocca di subire.
Una prosa ampiamente particolareggiata, minuziosa, ma fluida e scorrevole fa arrivare sino alla fine del libro in un batter d'occhi, il racconto è breve.
Breve ma intenso, ricco, lo scrittore non tralascia nemmeno una sfumatura a confermare una dote narrativa contraddistinta da un livello stilistico particolarmente curato, mettendo in evidenza una ricerca intellettuale che lo scrittore sta percorrendo.
Il percorso intimistico di Rebecca si snoda attraverso riflessioni sull'esistenza, sulla religione, sulla fede da trovare e ritrovare, sull'appartenenza di un essere umano a tutto ciò che lo circonda, sul percorso evolutivo necessario da trovare ed analizzare per continuare a credere ed alimentare speranze, alimentare la speranza forse più grande di tutte: il futuro.
Ed il futuro è ora.
Arriva a considerazioni filosofiche, e rimane un testo propositivo.

Insomma, un racconto che ho letto con piacere, che ho apprezzato, anche se personalmente prediligo altri generi narrativi.
Ragione in più per ammettere che dovrei ampliare i miei orizzonti.
Io che non scrivo per mestiere forse avrei dovuro iniziare queste righe dicendo: ho letto per caso il libro di...
Avrei iniziato con una bugia, Francesco ha cortesemente chiesto se mi andava di leggere il racconto e scriverne una recensione, credo che un giovane autore si debba anche creare simili percorsi.
Una cosa è certa: se non avessi pensato nulla di buono riguardo al racconto, non avrei scritto nulla.

LO SCARABEO

di FRANCESCO SCATIGNO

Cod. ISBN 88-8185-933-5

edito da Bastogi.

15 avril

poema in costruzione

Sola su questa terra
il tuo nativo dì
ti ritrovasti persa.
Guardandoti attorno
riconoscesti vita
solo in te, cosciente
d'esser unica, tua.
 
Subito ti domandasti ragione
del movimento delle membra tue
dell'astratta densità del pensiero
e da dove fosse originato:
cos'ha dippiù il corpo della pietra?
 
Allora t'era chiaro
che il senso avevi
da scoprir con ricerca
attenta, scrupolosa
sì come liberarti
dalla scaltra mancanza
che ti lega, inganna.
 
Come un capitano consumato
ti tocca solcare le alte onde
di questa tempestosa esistenza
fermandoti speranzosa in porti
alla vista più sicuri, illusa!
 
Ogni approdo non è
definitivo, solo
apporta esperienza
in attesa del viaggio
successivo; vagare
è il destino tuo
fino al primo porto.
 
Sull'isola infin ci ritrovammo
chè rotta necessitava, entrambi
a condividere un pò di mare
alla parvenza impegnati in guerra
uniti, in vero, da comun sorte.
 
 
 
...............
(la poesia è composta da una strofa di 7 versi settenari e una strofa di 5 versi endecasillabi che si alternano)
29 mars

i demoni

I demoni sono creati dalle nostre menti, sono forme energetiche che liberiamo con le nostre paure e che restano sospese a far danni a noi che le pensiamo e a chiunque abbia la sfortuna di incontrarle. I demoni sono delle larve astrali che incontriamo soprattutto nel mondo onirico ma che riescono a influenzare anche il nostro inconscio e poi la psiche. Sono demoni che spariscono solo quando la paura sparisce, come ogni effetto.
20 mars

.....

Nei luoghi del passato
vano ti attendo.
Corpi che si muovono
prendono consistenza
giocano e si muovono:
era l'inizio.
Tremo
l'immagine voluta
piano si perde
sembra non importi,
così lontana,
sembra mai vissuta,
irreale nel ricordo:
sembra la fine.
14 mars

Lo Scarabeo

Ciao ragazzi questo è il mio libro pubblicato da Bastogi Editrice. E' possibile ordinarlo in qualsiasi libreria e molto presto sarà disponibile nel punto Einaudi di Barletta.
Nel frattempo chi fosse interessato può rivolgersi a me: sto distribuendo le ultime copie al prezzo scontato di 4,50 euro invece di 7 euro (prezzo di copertina). Buona lettura.

FRANCESCO SCATIGNO 

LO SCARABEO

narrativa

F.to 14x21, pp. 46, Euro 7,00
(Ed. 01/2007) Cod. ISBN 88-8185-933-5

http://www.bastogi.it/lm_596.html

12 mars

perfetto amore

Se potessi
t’incontrerei nei sogni
per vederti senza ombre
per parlarti senza bocca.

Se potessi
t’incontrerei nei sogni
per prenderti per mano
e volare alti
fino al bosco più vicino
lontani da ogni voce
lontani da ogni sguardo
tra prepotenti tronchi
cammineremmo sulla terra umida
calpestando foglie secche messe a tappeto
preparato apposta da Natura Madre
esuli saremo suoi ospiti.

Se potessi
t’incontrerei nei sogni
per fuggire ai limiti del corpo
alle parole intermediarie
alle scialbe carezze
e agl’agghiaccianti silenzi.

Sai, lo spirito dell’uomo
è una forza vibratoria
energia pura e sottile
come un fuoco tremolante
s’agita e pulsa affannosamente
ed emana i suoi pensieri
come la fiamma rilascia il suo calore:
vivremmo in sintonia.

Se potessi
lascerei il mio corpo
per assisterti nel sonno
e proteggerti da ogni incubo.
Lascerei il mio corpo
per strapparti alle tue membra
e mostrarti un mondo nuovo
senza tempo, ove niente si strugge.

Un mondo dove il pensiero prende forma
e il desiderio si realizza
nell’attimo stesso in cui è pensato
un mondo dove il camino brucia
senza consumare la sua legna.

Se potessi
t’incontrerei nei sogni
per sfiorare la tua anima

per vibrare insieme ad essa
per fondermi e confondermi
per amarti e venerarti.

Se potessi
ti porterei nei sogni
per ricordare cosa è stato
e cosa decidemmo per le nostre vite.
Nei sogni esiste un luogo
dalle pareti bianche e il tetto in vetro
una biblioteca circolare e luminosa
che conserva tutto il sapere possibile
le risposte a ogni domanda
le memorie di ogni essere vissuto
e i progetti di vita d’ogni nascituro:
non ci è concesso leggerli
non ci è dato sapere cosa ci aspetta.

Se potessi
t’incontrerei nei sogni
per escludere ogni ostacolo
risparmiarti scortesie
danzare e muoverci sui battiti del mondo
e realizzare, infine, il perfetto amore.
L’uomo rimpiange sempre ciò che perde
ciò che è stato e non è più
ogni ricchezza lasciata indietro.

Se potessi, amore,
t’incontrerei nei sogni
per rivivere ancora senza fine
ciò che abbiamo già posseduto.
In quel mondo sottile e poco denso
prima che si nascesse in questi corpi
l’amore perfetto era già nostro.
Per questo t’incontrerei nei sogni
per regalarti l’assoluto
per rivivere un sol attimo
quello che i corpi c’impediscono
e ricordarti cosa saremo.

Nell’attesa abbi presente
cosa uno spirito può fare:
il sogno è la realità,
basta volerlo.

22 janvier

Petizione: firma!!!!

Il circolo culturale, ricreativo e sportivo “Europa Giovane” promuove una petizione per chiedere al sindaco del comune di Barletta di vietare qualsiasi spettacolo circense o di intrattenimento pubblico o privato che comporti l’utilizzo di animali. Obiettivo di questa petizione è impedire l’arrivo di altri circhi con animali al seguito nella nostra città e la proibizione di qualsiasi altro spettacolo possa coinvolgere animali.

Riteniamo che gli animali vadano rispettati per le loro caratteristiche etologiche e che il loro impiego in spettacoli sia un oltraggio alla loro dignità, alla loro sensibilità e alla loro necessità di vivere in libertà.

 

Per questi motivi invitiamo la cittadinanza a rispondere all’appello con grande partecipazione e a firmare la petizione nei seguenti punti permanenti:

 

- Erboristeria centro natura “L’albero del sole” (sede WWF) via Doronzo, 28

- Punto Einaudi corso Garibaldi, 129

- Giovani Sognatori – centro servizi per i giovani via Chieffi, 38

- Latteria Lombardi via Pier delle Vigne 42

- Ideal Foto via Cialdini 6

- Baddour via S. Giorgio 33-35

- Cafè Rèal via Cialdini 35

- La Tabaccheria corso Vittorio Emanuele 268

- Birreria del Monte via Nazareth 75

- Bar Sport corso Vittorio Emanule 258

Un mattatoio incendiato

Un mattatoio a Santa Comba (Galizia) è stato colpito da un
attacco incendiario.

"L'incidente" avvenuto l'11 gennaio ha danneggiato
gravemente la struttura del mattatotio che resterà chiuso
per almeno 6 mesi.
Si pensa che l'attacco sia avvenuto durante le prime ore
del mattino; prima di appiccare il fuoco, le porte
dell'edificio sono state spalancate permettendo agli
animali di fuggire. 160 mucche sono state liberate.
L'incendio mirato ha colpito principalmente il "settore
dell'uccisione", le unità frigorifere dove erano
contenute le carcasse di 250 mucche e 64 maiali, e due
camion di cui uno da 15 tonnellate (molto costoso). Per
evitare che eventuali interessati tentassero di spegnere il
fuoco vari estintori presenti sul luogo sono stati
svuotati.
Nessuna rivendicazione è ancora pervenuta.
Il proprietario dell'attività, Jesùs Pèrez, ha chiesto al
comune assistenza finanziaria per i dipendenti del
mattatoio.

Nessuna delle 160 mucche liberate è stata recuperata.

22 décembre

citazioni

Qualsiasi via è solo una via, e non c'è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nell'abbandonarla, se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare... Esamina ogni via con accuratezza e ponderazione. Provala tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e ate stesso soltanto, una domanda... Questa via ha un cuore? Se lo ha, la via è buona. Se non lo ha, non serve a niente.
 
Carlos Castaneda, The Teachings of Don Juan
 
Dal non essere fammi andare all'essere!
Dalla tenebra fammi andare alla luce!
Dalla morte fammi andare all'immortalità!
 
Brhad-arayaka-upanisad
 
La contraddizione, che tanto sconcerta il modo di pensare ordinario, deriva dal fatto che dobbiamo usare il linguaggio per comunicare la nostra esperienza interiore, la quale per sua stessa natura trascende la possibilità della lingua.
 
D. T. Suzuki
21 décembre

Arè Rock Festival

Bando per la partecipazione all’ArèRockFestival

Festival musicale aperto a gruppi rock, blues, rhythm & blues, etnorock, punk, progressive, metal, afro, country, reggae, ska, reggamuffin, rap, fusion, acid-jazz, cover, funky, salsa, trip-hop, hard-core, jungle, nuove tendenze, ecc...

Arè Rock Festival si terrà a Barletta a partire dalla prima metà di febbraio, con semifinali alla fine di aprile, e finale da inserire in un evento dell’Estate Barlettana.

L’ISCRIZIONE È GRATUITA

.

IN PALIO UN PREMIO DI 2.000,00 EURO

Modalità di partecipazione

Documentazione richiesta

  1. -
  2. fotocopia (fronte e retro) di un documento di identità (la patente non sarà ritenuta valida) di chi compila il modulo;

  3. -
  4. almeno una fotografia (possibilmente non formato fototessera) ritraente tutti i componenti;

  5. -
  6. curriculum vitae completo di dati anagrafici, residenza, numero di telefono ed esperienze musicali dei componenti il gruppo;

  7. -
  8. CD o VIDEO contenente ALMENO UN BRANO INEDITO eseguito dal Gruppo richiedente l’iscrizione con testi ed eventuale traduzione nel caso i brani sia in lingua straniera.

  9. -
  10. Indicare il numero di matricola Enpals e la posizione Siae nel caso la band li abbia;

  11. -
  12. I Moduli di iscrizione con la liberatoria l’iscrizione (documento, foto e CD/Video) devono essere spediti per posta; l’ulteriore materiale va inviato necessariamente per e-mail (per i brani si consiglia di evitare formati compressi mp3 di bassa qualità).

    IMPORTANTE: Il materiale illustrativo del gruppo e della sua attività (foto, rassegna stampa ed altro, va spedito all’indirizzo e-mail: festival@europagiovane.it ).

    TUTTE LE RICHIESTE DI PARTECIPAZIONE GIUNTE INCOMPLETE, SENZA RECAPITI PRECISI, CON SCHEDE TECNICHE INCOMPRENSIBILI O MANCANTI, NON SARANNO PRESE IN CONSIDERAZIONE.

    Termini

    Le domande di partecipazione, con allegato il materiale richiesto, dovranno pervenire entro e non oltre lunedì 15 gennaio 2007 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:

    EUROPA GIOVANE

    "Arè Rock Festival"

    Via Samuelli, 6

    70051 BARLETTA(BA)

    Selezioni

    Saranno effettuate da una commissione composta di musicisti ed operatori del settore in base al materiale presentato, che non sarà restituito. La commissione sceglierà 30 band che avranno accesso alle serate preliminari del festival.

    Ulteriori informazioni

    Segreteria Organizzativa

    Giuseppe Defazio cell. 349.12.72.722 Francesco Scatigno cell. 328.18.50.120 e-mail:

    festival@europagiovane.it

    web:

    www.europagiovane.it
9 décembre

divenire

La vita,
che orrore se la guardi con sospetto,
se la tratti con dispetto
se ti estranei per difesa
per coprirti da ogni scontro.
Non lasciarti spettatore
e poi vittima degl’eventi
non subire ogni reazione
così come ti arriva:

fa’ sì che sia come vorresti.

L’altrui male non giudicare
sorridi ché dev’essere così
affinché poi sia migliore
come l’albero più alto
prima ancora è stato basso.

Tu cerca di capire
di comprendere e di scorgere
di scovare il lato all’ombra
l’essenza dopo il tatto
la coscienza dopo il corpo.

Ogni cosa ti circonda
è una corda che vibra e suona
chiudi gli occhi e guarda dentro
ascolta l’armonia dell’universo
la frescura sulla pelle
il brivido d’esser vivo.

Ogni vita è laboratorio
dove tu alchimista apprendista
tra mille errori e tentativi sterili
sottoporrai il tuo cuore a infinite prove
osservandone ogni reazione
con pazienza, spesso inutilmente,
attenderai la trasformazione
che, riguardandola, cercherai di comprendere
per valutarne il suo intimo successo
e pianificare le prossime operazioni:
mai nulla è vano
ogni esperienza ha il suo sapere
sappi coglierlo
ed eviterai ogni ripetizione
assaporalo e godrai.

Non c’è tempo, non distrarti
non c’è tempo: non esiste!

Niente nella veste materiale
è mai identico a se stesso
la materia è un suono che si propaga
che si confonde tra le sue tonalità
ed echeggia negli antri dei nostri sensi;
ha il carattere del divenire
e tu coscienza ne approfitti
le chiedi un passaggio e la fai veicolo
in questo viaggio della sperimentazione
assoggettandoti alla legge del divenire,
che ti garba e ti giova,
verso l’inevitabile meta dell’assoluto.
Questa vita è divenire
se sei abile acceleralo,
non conservarti mai
non resistergli
e se non sai dove guardare e che passo fare
allora guardati dall’alto
guarda te stesso come estraneo
guardati in situazione
scrollati di dosso le emozioni immediate
e scegli il meglio per quell’altro che sei te
cogliendo ogni possibilità d’incontro e scontro:
non siam fatti per vivere in noi stessi.
Non disperare
non è questo il migliore dei mondi,
è vero,
ma il mondo perfetto qui non avrebbe senso.

Applicati, agisci e affronta ogni prova
supera l’istinto e cogli il senso
il senso che è la tua direzione
il senso che è ricezione e interpretazione
il senso ultimo dell’esistenza:
conosciti!

È il migliore augurio che possa farti.

28 novembre

divenir perfetto

Improbabili pensieri mutano,

crescono, confondono e poi tacciono,

rilevando la dannata condizione

che costringe l’uomo a destreggiarsi

affrontando situazioni variegate

che con fermezza lo condannano

a guardare sua naturale imperfezione.

Disperatamente l’uomo cerca l’equilibrio,

qualsiasi posizione abbiano gli oggetti,

ma gli eventi spezzano l’armonia

condannandolo puntualmente all’instabilità.

 

Come può l’uomo divenir perfetto?

 

Se solo potesse uscire fuori dal tempo!

Se solo potesse allontanarsi dal suo corpo

provando l’inebriante esperienza della morte

ancor prima che giunga la sua ora!

Se solo potesse sentire coi suoi sensi la sua essenza!

Se solo potesse abdicare alla materia

dedicandosi a qualsivoglia manifestazione meno densa!

Se solo ci provasse!!

Proponete un titolo per questo racconto

Mi ritrovai in un corridoio all'interno di un castello. Le pareti erano di grossi blocchi in pietra e gli utensili erano quelli propri del medioevo. Facendo qualche passo curioso, scorsi, più in là, degli accessi, lungo le pareti, a delle stanze. Incuriosito dal luogo strano e inusuale che mi accingevo ad esplorare, mi affrettai ad affacciarmi alla prima stanza, ma prima che vi arrivassi percepì la voce e il riso di bambini divertiti. Posai le mani sulla pietra e volsi lo sguardo all’interno. La scena che mi apparve fu sconcertante: tanti bambini giocavano con la vista occlusa da una striscia di stoffa. Pochi passi mi portarono alla stanza alla quale si accedeva dalla parete opposta. Anche lì tanti bambini bendati giocavano, alcuni seduti a terra tenendo tra le mani dei gingilli, altri giocavano tra loro. Rimasi parecchio stupito dalle scene che mi si presentarono: i bambini, pensai, potevano avere dei problemi alla vista, ma, i luoghi, che sembravano di segregazione, lasciavano pensare che qualcuno avesse loro impedito apposta di vedere. Ne ebbi la conferma quando dal fondo del corridoio vidi arrivare un paio di uomini vestiti di tuniche bianche e con un cappuccio dello stesso colore che copriva completamente il loro volto. Appena si accorsero di me cominciarono a correre, ed io, che pur non sapevo di quale errore mi consideravano colpevole, ritenni opportuno fuggire subito nella direzione opposta. I miei passi erano veloci, e , attento che i piedi non inciampassero sul pavimento lastricato, il mio fiato si faceva affannoso. Quando intravidi degli accessi laterali, e poi li raggiunsi, i passi non rallentarono, solo l’attenzione si soffermava oltre le entrate per cercare una possibile via di fuga. Il terzo accesso sulla sinistra permetteva più luce degli altri al corridoio, dava in un cortile e quando me ne accorsi i miei passi erano già oltre, per cui dovetti fermarmi e tornare indietro per entrarvi. Tale posizione del corpo mi permise di guardare indietro i due incappucciati che mi venivano incontro non guidati da buone intenzioni. Nel cortile seguii la strada che mi sembrava più logica portare fuori e subito mi ritrovai all’entrata del castello, che riuscii a superare nonostante le guardie, anch’esse incappucciate, che vi sostavano distratte.

All’esterno del castello c’era un vasto prato affollato da individui adulti non bendati, ma che, ne sono certo, non disponevano della vista. Camminavano annaspando e scontrandosi, alcuni istericamente gioiosi, altri disperati. Taluni a terra, dopo una caduta, nel rialzarsi venivano investiti da altri e si ritrovavano con la schiena sull’erba e con i piedi della folla vagante sul corpo. Io rallentai, accortomisi che gli incappucciati non mi seguivano più. Dovevano essermi perso in quel branco di individui cechi che ad ogni passo si lesionavano. Il mio sguardo sconvolto veniva attratto da scene d’orrore: un individuo strappava con un morso un pezzo di carne dal braccio di un altro che lo strattonava cercando di liberarsene.

Quella massa d’individui, a causa della cecità, si faceva tanto male e tanto ne faceva ad altri; molti di loro mostravano sangue. Camminando tra loro mi ritrovai a contatto con una moltitudine di ciechi che mi sbattevano contro e che poi cercavano di aggrapparsi a me. Ma mi accorsi della gravità della situazione quando notai di cominciare a vedere poco bene e imputai la colpa di tale infermità al contatto con quegli individui. Il cielo si andava oscurando e la vista si faceva sempre più ombrata ad ogni contatto diretto con gli individui che, immaginai, dovevano aver passato l’infanzia nelle stanze del castello e dovevano essere stati abituati a non vedere. Ora anch’io al loro contatto cominciavo a non vederci, mi trasmettevano il loro male toccandomi, anche se pensai che non se ne avvertissero: come potevano sapere che io ci vedevo?!

A quel punto cominciai a correre tra la gente aiutandomi con i gomiti alzati: si faceva sempre più buio per i miei occhi. Con pugni, calci e spintoni riuscii a farmi largo tra la folla ed intravedere da lontano un canyon, dal quale stranamente tutti si tenevano alla larga, come se fosse stato loro infuso un istinto alla conservazione di quello stato di continua e graduale degradazione. Io ero preso dal panico, stavo per perdere la vista al contatto con quegli individui ed ero convinto ci avrei lasciato la pelle nella folla; ma il timore non era quello di morire quanto quello di perdere la vista e poi scontrarmi e sfasciarmi contro tutto e tutti. In quegli istanti mentre correvo fuori dalla folla, quel burrone mi pareva l’unica salvezza: nella morte cosciente e ad occhi aperti vi vedevo l’unica salvezza e vi correvo incontro sfruttando al massimo le mie energie e le mie capacità motorie, terminando la corsa in un salto un paio di passi prima dal bordo. Gambe e braccia all’aria, fui attratto irresistibilmente verso il basso mentre le pareti rocciose di quel canyon scorrevano sotto i miei occhi. Forte fu la tentazione di guardare verso il basso per vedere contro cosa stavo per schiantarmi e, alla vista di un grosso fiume in piena, non seppi felicitarmene perché ero ignaro delle conseguenze dello scontro e di cosa ancora mi attendeva. Bloccato il respiro perforai la superficie del fiume la cui acqua gelida subito provvide ad abbassare la calda temperatura del mio corpo, a rallentare i battiti e poi a concedermi serenità. A qualche metro di profondità, circondato solo da acqua torbida e mentre all’apparenza non sembrava stessi risalendo a galla, gli occhi aperti non mi concedevano nessun orizzonte, con distanze infinite di acqua in ogni direzione. Quando emersi, su entrambe le rive c’era una fitta foresta, mentre il cielo sereno offriva in alto il sole. Godetti per qualche istante, profondamente, della tranquillità che il luogo trasmetteva per poi riaprire gli occhi e ritrovarmi steso nel letto della mia stanza, in piena notte.

9 novembre

Amorevoli risvolti

Avida e nel cuore inferma
stringi a te ogni attimo
cogliendone l'essenza
e sapendone il suo intimo.
Costretta a letto
ridi e sorridi
tra le coperte irridi
il germe che ti stringe.
Bevi e a lungo svieni
distratta in ogni morte
di fuoco ardi e ti consumi
godendo come una strega
che dal rogo urla il suo credo;
amasti la tua morte
e sprezzasti la tua sorte
vivi ora con vigore.